“L’amore rende industriosi”. Il segreto di una vita per la Chiesa
A un mese dalla scomparsa di Padre Emanuele Bochicchio, O.F.M., figura di primo piano nella vita della Chiesa lucana e dell’Ordine dei Frati Minori, il 3 luglio, presso la parrocchia di San Michele Arcangelo di Potenza, si è svolto un significativo momento di riflessione dedicato alla sua figura, alla sua testimonianza e all’eredità spirituale e pastorale che ha lasciato.
Gli interventi sono stati introdotti e moderati da Piero Bongiovanni, il quale ha sottolineato come la morte di padre Emanuele abbia suscitato una profonda riflessione sul senso di un cammino iniziato, per volontà del Signore, quasi cinquant’anni fa e sul significato dell’essere, da allora, discepoli di Cristo e operatori, da laici, nella sua vigna. Ha evidenziato come l’incontro sia stato concepito quale momento di memoria, affinché questo evento diventasse un memoriale e non una semplice celebrazione, un’occasione di rinnovamento dell’impegno piuttosto che una manifestazione di tristezza. Introducendo i contributi della giornata, il moderatore ha inoltre osservato come essi, ispirandosi al ministero sacerdotale ed educativo di padre Emanuele, intendano offrire un piccolo contributo alla costruzione di una Chiesa del convenire, così come delineata dal Concilio Vaticano II e immaginata dalla Chiesa italiana e dal Sinodo diocesano di alcuni anni fa.
Nel suo intervento, Sergio Coviello ha ripercorso l’esperienza vissuta con padre Emanuele Bochicchio nella parrocchia di San Michele Arcangelo, definendola un autentico luogo di grazia e una stagione di straordinaria formazione umana, ecclesiale e spirituale. Ha ricordato come il frate francescano abbia accompagnato, tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Duemila, la crescita di un’intera generazione di giovani e adulti, educandoli a una fede saldamente radicata nel Vangelo, alla corresponsabilità ecclesiale e all’amore per la Chiesa.
Ha inoltre evidenziato il metodo educativo di padre Emanuele, fondato sullo studio della Parola di Dio, dei documenti del Concilio Vaticano II, del Magistero della Chiesa e della Conferenza Episcopale Italiana, sempre coniugati con una profonda spiritualità e con un forte legame con la Chiesa locale. Il suo obiettivo, ha ricordato, era quello di formare laici maturi, capaci di vivere la fede nella famiglia, nella professione e nella società.
Nel corso della testimonianza è emersa anche la ricchezza della spiritualità francescana respirata nella comunità di San Michele grazie alla presenza dei frati che, negli anni, hanno accompagnato il cammino della parrocchia. Un’esperienza che ha lasciato un’impronta indelebile nella vita di molti e che continua a rappresentare un patrimonio prezioso di fede, fraternità e servizio. Concludendo il suo intervento, ha espresso gratitudine per il dono rappresentato da padre Emanuele, che «ha insegnato ad amare Cristo, ad accoglierlo e a seguirlo lungo i sentieri della vita».
Antonella Di Bello ha ricordato padre Emanuele Bochicchio come autentico educatore e sapiente accompagnatore vocazionale, capace di aiutare molte persone a riconoscere e maturare la propria chiamata nella vita religiosa, sacerdotale, consacrata e laicale. Ha evidenziato la sua straordinaria capacità di leggere con profondità i talenti e le aspirazioni dei giovani, accompagnandoli con fermezza, rispetto e grande attenzione ai tempi di ciascuno. Nel suo intervento è stato sottolineato come padre Emanuele abbia dedicato il proprio ministero alla formazione delle diverse vocazioni nella Chiesa — religiosi, sacerdoti, consacrati secolari, famiglie e laici impegnati nella società — rimanendo sempre fedele all’insegnamento del Concilio Vaticano II. Promosse una formazione solida, capace di coniugare rigore teologico e attenzione alla vita concreta, incoraggiando i laici a essere protagonisti dell’evangelizzazione nei luoghi del lavoro, della famiglia e dell’impegno civile.
Ha ricordato anche il suo contributo nel campo delle comunicazioni sociali, della promozione della cultura cristiana e della difesa della vita, nonché il suo costante impegno per la formazione permanente della Chiesa lucana. Pur riconoscendo che, con il passare degli anni, aveva maturato uno stile sempre più attento alla tenerezza e all’ascolto, ne ha evidenziato l’immutata passione educativa e il profondo amore per la verità. Ha infine indicato nell’eredità spirituale di padre Emanuele un patrimonio da custodire e sviluppare, continuando a vivere con fedeltà il Vangelo nella Chiesa e nel mondo secondo il carisma francescano.
Michele Gilio ha proposto una riflessione sulla storia, sull’importanza e sull’impatto del Concilio Vaticano II, del Sinodo diocesano e della valorizzazione della partecipazione dei laici nella Chiesa di Potenza, soffermandosi in particolare sul ruolo svolto da padre Emanuele Bochicchio. Ha ricordato come, tra il 1990 e il 1992, la Chiesa di Potenza abbia vissuto una stagione di profondo rinnovamento. L’arcivescovo S.E. mons. Giuseppe Vairo lo scelse quale principale collaboratore per l’azione pastorale della diocesi. In un periodo in cui la Chiesa italiana era chiamata ad attuare i principi del Concilio Vaticano II, la diocesi scelse la via del “convenire”: radunarsi, riflettere e orientarsi insieme come comunità. Una scelta che segnò una svolta, promuovendo una visione di Chiesa come Popolo di Dio, nella quale tutte le componenti — laici, religiosi e presbiteri — condividono pari dignità e responsabilità. Il Sinodo diocesano, preceduto da sette convegni preparatori, rappresentò il culmine di questo percorso, divenendo una vera palestra di partecipazione e corresponsabilità. Centrale fu la valorizzazione del laicato, chiamato a superare una fede vissuta esclusivamente in forma devozionale per diventare protagonista consapevole e formato della vita ecclesiale e sociale. Questo processo, ispirato ai documenti conciliari, in particolare alla *Lumen Gentium* e alla *Apostolicam Actuositatem*, ebbe risonanza anche a livello nazionale grazie alla significativa partecipazione, insieme a padre Emanuele, di rappresentanti della diocesi ai grandi convegni della Chiesa italiana.
Ha ricordato padre Emanuele Bochicchio come una guida lungimirante e instancabile, capace di accompagnare la comunità diocesana con dedizione e spirito di servizio. La sua testimonianza, raccolta negli Atti sinodali, sottolinea il valore del “pensare insieme”, dell’ascolto reciproco e della comunione tra tutte le componenti della Chiesa. L’esperienza del Sinodo diocesano di Potenza resta ancora oggi un esempio di come la sinodalità e la partecipazione laicale possano rinnovare la vita ecclesiale, rendendo la comunità più unita, corresponsabile e aperta al futuro.
Don Gianluca Bellusci ha ricordato il servizio svolto da padre Emanuele Bochicchio a favore delle Chiese di Basilicata e della formazione teologica regionale, evidenziando come il suo ministero sia stato guidato da una precisa visione ecclesiale ispirata al Concilio Vaticano II. Ne ha sottolineato la convinzione di una Chiesa radicata nel Vangelo, attenta alla centralità delle Chiese locali e vissuta nello spirito della minorità francescana, prospettiva maturata anche grazie all’incontro con mons. Giuseppe Vairo. Ampio spazio è stato dedicato al contributo di padre Bochicchio quale direttore dell’Istituto Teologico di Basilicata e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose, dove promosse una formazione fondata sul rigore scientifico, sull’unità tra studio, spiritualità e pastorale e sul dialogo con il territorio. Don Bellusci ha inoltre ricordato il suo impegno nella preparazione di nuove generazioni di docenti e studiosi, favorendo una cultura della formazione permanente del clero e dei laici. In chiusura, il sacerdote ha affidato ai presenti un ricordo personale, definendo padre Emanuele una presenza determinante nel proprio cammino umano, sacerdotale e accademico. «È stato un gigante nella storia contemporanea delle Chiese di Basilicata», ha affermato, ricordando il costante confronto avuto con lui fino agli ultimi giorni della sua vita.
A conclusione degli interventi è stato letto il messaggio di S.E. Mons. Domenico Beneventi, vescovo di San Marino-Montefeltro, che ha espresso la propria vicinanza spirituale e il proprio affetto, ricordando il rapporto personale nato durante gli anni del Seminario e degli studi teologici. Ha richiamato la stima reciproca, la comune passione per la storia della Chiesa, per l’Azione Cattolica e per l’impegno culturale cristiano. La lettera si conclude con un sentito ringraziamento a padre Emanuele per l’amicizia e l’incoraggiamento ricevuti, riconoscendone il ruolo di guida spirituale e affidandogli, nella comunione dei santi, la continua protezione su tutti.
Al termine dell’incontro è stata concelebrata la Messa di trigesimo presieduta dall’arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, S.E. Mons. Davide Carbonaro, insieme al padre provinciale dell’Ordine dei Frati Minori della Provincia Salernitano-Lucana dell’Immacolata Concezione, M.R.P. Antonio Ridolfi, al parroco di San Michele don Carmine Lamonea, a don Gianluca Bellusci, a padre Domenico Discepolo, a don Mimmo Florio e a don Massimiliano Scavone.
Nel corso dell’omelia, l’Arcivescovo ha ricordato padre Emanuele Bochicchio come testimone di «una Chiesa innamorata della sua gente, capace di ascoltare e servire». Un’eredità preziosa — ha sottolineato mons. Carbonaro — racchiusa nell’invito a «servire la Chiesa senza servirsi di essa», custodendola con umiltà, amore e fedeltà al Vangelo.
Sergio Coviello

