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  • on 22 Giugno 2019

LA DIPLOMAZIA DELLA SANTA SEDE VISTA DAL CARDINALE PAROLIN

“Un nunzio è un uomo di Dio, è chiamato a chiamare le cose come le chiamerebbe Dio. Papa Francesco non mira al successo immediato, è più impegnato a perseguire traguardi che permangono nel tempo. L’unità viene prima del conflitto, la difesa della pace e della libertà sociale, degli ultimi, dei diseredati, le periferie umane sono al centro della missione della Chiesa, della missione del Papa, della nostra missionarietà”. Lo ha detto l’arcivescovo di Potenza, S. E. Mons. Salvatore Ligorio che ha aperto il convegno organizzato al teatro Stabile nell’ambito della “Festa di Avvenire”. A dialogare con il giornalista Gianni Cardinale, il Segretario di Stato Sua Eminenza Pietro Parolin. Il tema era incentrato sulla diplomazia vaticana. Era presente anche il direttore di “Avvenire”, Marco Tarquinio. “La discrezione – ha esordito il prelato – è propria della diplomazia, le sue finalità sono la ricerca della pace, nel senso ampio inteso dalla Gaudium te spes, la pace globale, che è la somma di tutti i beni che l’uomo deve vivere per vivere pienamente il suo essere uomo.
Papa Francesco si caratterizza per la sua concretezza, ci invita ad avere sempre dinanzi a noi i volti delle persone, per prendere coscienza dei problemi di sempre.
Altra caratteristica papale è l’attenzione alle periferie, che aiutano il centro a capire il mondo. Terza caratteristica è la pro attività, non attendere che si verifichino gli eventi, ma operare prima che le cose accadano. Papa Francesco insiste molto nel mettere in guardia dal pericolo di mondanizzazione della Chiesa. Ecco la diplomazia della Chiesa deve evitare questo rischio diventando diplomazia del Vangelo”.
“Nel mio mandato – ha ripreso Parolin – accanto al Papa non ha avuto anni tranquilli. Riforme e cambi comportano fatica e tante preoccupazioni ci son state, penso per esempio alla Cina. La nostra presenza sul posto ci consente di prendere decisioni che incidono nel bene e nel male sulle comunità interessate. L’atteggiamento di serenità e di pace interiore permette a Papa Francesco di affrontare anche i grandi problemi e i grandi sconvolgimenti nella gioia profonda di chi sa che sopra tutto e tutti c’è il Signore che guida la storia”. Sui rapporti con la Cina ha aggiunto: “tutto l’episcopato cinese è in comunione con il Santo Padre. L’accordo si sta cominciando a tradurre nelle realtà le richieste di tante diocesi oggi sprovviste di Vescovi. Vogliamo che i cinesi siano buoni cittadini e buoni cattolici, capaci di rispettare le leggi dello Stato senza essere impediti di vivere una comunione effettiva con la Chiesa e con il Papa.
Prima di me, nel mio ruolo attuale, hanno lavorato molto e a cominciare dal cardinale Echgaray, riuscendo ad aprire strade che hanno portato anche ad accordi con Paesi come il Vietnam. L’unico nostro scopo è quello di portare i cinesi ad avere una condizione di vita normale, speriamo di aver portato un piccolo seme che possa crescere e portare frutti maturi”. E Su Putin, ha detto: “la sua presenza ripetuta dal Santo Padre è da imputare probabilmente al fatto che lui veda nel Papa un riferimento religioso”. Sul Medio Oriente: “La persecuzione dei cristiani in Medio Oriente e i valori delle comunità occidentali, possono essere temi da affrontare, penso alla situazione della Siria, o alla regione orientale dell’Ucraina, proponendo soluzioni a queste importanti tematiche. Noi rimaniamo fermi alla formula due Stati secondo le risoluzioni delle Nazioni Uniti, è vero che questa formula incontra sempre più scetticismo. Il New deal proposto dagli americani nel rapporto israelopalestinese enfatizza l’aspetto economico, noi rimaniamo convinti che la strada da privilegiare sia quella del dialogo, dialogo per il quale però è indispensabile la fiducia che oggi non ci pare di cogliere. Una tappa molto importante nel rapporto tra cattolici e musulmani è stato l’incontro con il grande imam Al-Azhar, che forse non rappresenta tutto l’Islam, ma che comunque ha avuto un peso nel costruire un mondo di fraternità contro tutti gli estremismi, contro tutti i fondamentalisti, contro tutte le manipolazioni della religione. Tutti gli abitanti di un Paese prima di ogni distinzione anche religiosa, sono cittadini, tutti sono dotati degli stessi diritti e degli stessi doveri, e questa può essere una strada per una pacifica convivenza in questi Paesi, con principi enunciati da questa dichiarazione che sono già entrati a far parte di alcuni percorsi di studio, ed è nell’educazione che si devono creare le basi perché le cose cambino”.
Il Papa, riferendoci ai viaggi di quest’anno, ha desiderio di favorire il dialogo interreligioso, di fare progressi nel dialogo ecumenico, nell’unità con i Paesi ortodossi, con attenzione nelle comunità cristiane che vivono particolari situazioni di difficoltà, sia in Europa, sia in Africa, sia in Oriente proprio a partire dal tema delle periferie”. Infine sui rapporti tra la Chiesa e la politica: “da parte nostra c’è sempre disponibilità al dialogo, non c’è mai una chiusura, quando le situazioni sono difficili dobbiamo insistere di più nell’incontrarci e nel parlarci. Una delle indicazioni che sono state date da Papa Francesco all’inizio del suo pontificato è che in tutti i Paesi le relazioni con la politica siano gestite dalle Conferenze episcopali locali. L’unica preoccupazione mia è che vengano meno quei valori che sono stati alla base della società del nostro tempo, i principi di solidarietà, di apertura, di accoglienza, che hanno sempre caratterizzato la nostra società. Tutto il tema del cattolicesimo sociale si è incarnato in opere realizzate in favore dei più poveri e dei più deboli. Le categorie dei poveri cambiano, però questa dimensione di apertura, di attenzione, di solidarietà, non può cambiare. Per me deve essere chiaro l’orizzonte nel quale ci collochiamo: quello della solidarietà. Questo il principio che deve guidare anche le scelte politiche, perché evidentemente, le scelte politiche sono determinate in base ai principi ai quali si fa riferimento. I pastori della Chiesa devono ricordare l’ambito evangelico nel quale sono chiamati a operare e c’è un ambito proprio della politica, laddove i laici che si impegnano in politica devono lavorare con autonomia di scelta. Dovremmo evitare di confondere questi due piani. Il principio deve essere quello della solidarietà e da quello devono partire scelte che siano rispettose della dignità della persona umana, dei diritti delle persone, aiutando le persone che si trovano in situazioni di emarginazione e vulnerabilità, il caso specifico dei migranti.
Situazioni così complesse e difficili si risolvono insieme, vanno evitate divisioni che non portano a soluzioni ideali, certamente non le migliori possibili. L’invito è dunque quello di affrontare insieme il problema, essendo costruttivi ed evitando di esasperare i toni, per trovare risposte efficaci. La comunità internazionale ha cercato di dare risposte concrete con il Global compact, ma se uno non ci crede non aderisce. Il metodo della collaborazione è quindi indispensabile. Un grosso impegno della diplomazia vaticana è sempre stato il multilateralismo, come quello della libertà religiosa.
Riguardo il tema dell’ambiente Papa Francesco con la ‘Laudato si’ ha dato un impulso incredibile che tutti oggi riconoscono”.
E ha concluso: “Nel prossimo sinodo dell’Amazzonia, che sarà un sinodo pastorale, un’attività della Chiesa che ha come scopo una rinnovata evangelizzazione di quella regione afflitta da molti e complessi problemi. All’interno di questa prospettiva di evangelizzazione e di pastoralità non si potranno non tenere conto questi problemi dell’umanità di quel territorio. Dobbiamo aspettarci un rinnovato impulso evangelizzatore cercando di rispondere a quelle sfide che quel territorio presenta. Vi chiedo di seguire con simpatia l’azione della diplomazia vaticana che lavora per il bene del mondo edizione sostenere il Papa e noi nella preghiera”.

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