Arcidiocesi

  • on 2 Settembre 2019

L’OMELIA DELL’ARCIVESCOVO A VIGGIANO

Venerati fratelli nell’episcopato,

diletti presbiteri, diaconi e seminaristi,

distinte autorità civili e militari,

carissimi fratelli e sorelle,

siamo tornati anche quest’anno dinanzi alla Venerata Effigie della Madonna del Sacro Monte di Viggiano. Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore il ricordo della Peregrinatio vissuta lo scorso anno nelle due città capoluogo e che ha visto coinvolte tutte le nostre Chiese diocesane nella celebrazione conclusiva a Potenza il 30 ottobre 2018 con la presenza di tutti i vescovi della nostra regione. Sono stati giorni di grazia quelli che abbiamo vissuto: la visita di Maria, infatti, ci ha fatto gustare la sua premura materna verso tutti noi. Come dimenticare, poi, la gioia provata per aver visto ancora una volta questa Venerata Immagine accanto al Successore di Pietro, papa Francesco, lo scorso 1 gennaio? Mi piace ricordare a tal proposito che noi Vescovi della Basilicata abbiamo inoltrato al papa la richiesta di una sua visita nella nostra Regione e siamo in attesa di una sua risposta. Tutti motivi per lodare e benedire il Signore che continua a guardare a questa nostra piccola terra lucana con occhi di predilezione.

La liturgia di questa solennità ci riporta sul Calvario là dove il Figlio di Dio chiede a Maria di estendere la sua maternità nei confronti dell’umanità intera. Per quanto il dolore provato in quel momento trafigga l’anima della Madre, tuttavia, non la paralizza. Proprio il momento in cui tutto consiglierebbe di ritirarsi risentita per la perdita di ciò che ha di più caro, il Figlio suo Gesù, diventa, invece, l’occasione per un nuovo cammino di donazione, per una nuova maternità, quella verso i figli di Dio.

Il Calvario non è soltanto un luogo geografico appena fuori di Gerusalemme. Il Calvario è là dove ogni vita è minacciata, là dove manca la speranza, là dove sembra che tutto sia incamminato verso il peggio. Proprio dove tutto sembrerebbe ormai avviato verso la morte, là il Signore ripete: “Guarda: è tuo figlio… Guarda: è tua madre”.

Guarda: è questo, infatti, il senso della parola “Ecco” che Gesù ripete a Maria e al discepolo amato.

Che significa questo per noi? Che ci sono dei momenti della vita, ci sono passaggi della storia che possono essere attraversati solo con occhi di madre, solo con sguardo filiale.

Questa è la differenza cristiana, questo è il modo nuovo mediante il quale i discepoli del Signore stanno nella vita: con la premura della madre, con la docilità dei figli. La nostra vocazione è custodire, proteggere, aver cura, non lasciare nulla e nessuno in balìa degli eventi. Quando vorremmo gettare la spugna, quando vorremmo tirarci fuori da certe situazioni c’è ancora una maternità da esercitare, c’è una vita da alimentare e far crescere.

Dal decidere di fuggire allo stare, dal disinteressarsi all’avere a cuore: ecco cosa ci è chiesto. Stare con responsabilità e con senso del dovere. Quando questo accade, il dolore della morte si trasforma nelle doglie del parto.

Sul Calvario, Maria viene invitata dal Figlio stesso a passare da colei che subisce la tragedia per la perdita del Figlio a colei che riannoda il filo tenue della vita. E non è, forse, questo ciò che è chiesto anche a noi in questo frangente storico? Subìre le situazioni o viverle attivamente senza spegnere il lucignolo fumigante?

L’amore conta più del dolore, il bene di tutti conta più di quello di parte: la vocazione di ognuno di noi è custodire le vite che ci sono affidate con il dono della nostra stessa vita, senza tirarsi indietro per guadagnare un angolo protetto da cui, magari, giudicare tutto e tutti.

Il mio pensiero va in questo momento a tutte quelle realtà in cui la vita è minacciata, al mondo del lavoro come a quello della malattia, alla cura dell’ambiente come al mondo delle nostre relazioni affettive, all’emergenza giovanile come alla delicata situazione politica che attraversa il nostro Paese e il nostro Sud, la nostra regione. Quale futuro può esserci per una regione che vede un continuo spopolamento soprattutto nelle aree interne? Quest’anno le nostre scuole avranno 2000 iscritti in meno! Come “stare” da cristiani in un tempo di mutamenti tanto accelerati?

I cristiani sono chiamati a stare in ogni ambito con lo sguardo amorevole della Madre che nulla rigetta, tutto accoglie e tutto custodisce, tutto accompagna e tutto porta a maturazione sentendo la pena dei figli come la sua pena.

Sul Calvario, il Signore chiede all’uomo di mutare il suo modo di guardare le cose, di rivedere gli atteggiamenti con cui sta al mondo. Come vorrei che sentissimo risuonare per noi queste parole!

  • Illumina altri e sarà rischiarata la tua esistenza.
  • Prenditi cura di qualcuno e sarà guarito il tuo male.
  • Solleva la fatica di un fratello e sarai alleggerito del tuo peso.
  • Sta’ presso la croce di qualcuno e il tuo dolore diventerà più leggero.

Persino Dio, un giorno, volendo parlare del suo legame con l’umanità, attingerà alla figura della madre come colei che mai può dimenticare chi è stato da lei generato.

Dire madre vuol dire diventare consapevoli che la vita non è una sorta di avventura per battitori liberi ma esperienza di condivisione fino in fondo.

Dire madre significa riconoscere che qualcuno, qualcosa viene prima di te, il figlio e il suo bisogno.

Dire madre vuol dire imparare a gestire i propri sentimenti tra appartenenza e distacco, tra cura e autonomia, tra esserci e lasciar andare.

Dire madre significa non conoscere la smemoratezza del vincolo.

Dire madre vuol dire saper circoscrivere i momenti di fatica.

Maria incarna la sua maternità in tre parole che esprimono tre atteggiamenti: “eccomi”, “alzarsi”, “stare”. Sono lo stile che ella consegna a noi che ci fregiamo di dirci suoi figli.

Questo è il modo nuovo in cui vogliamo vivere da figli:

  • esprimendo la nostra disponibilità a fidarci di ciò che il Signore ci domanda (eccomi);
  • incamminandoci verso i luoghi in cui è chiesto l’esercizio della nostra carità operosa (alzarsi);
  • stare accanto ad ogni dolore con fedeltà.

Così speriamo e così sia.

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