Arcidiocesi

  • on 3 Settembre 2017

MADONNA DI VIGGIANO: LE PAROLE DELL’ARCIVESCOVO

“Là dove i figli si stringono alla Madre,
lì c’è la casa”

Sotto un cielo plumbeo, fra intermittenti scrosci di pioggia, si è svolta la processione di ritorno della sacra immagine della Madonna nera che, dalla cappella situata sulla vetta del sacro Monte, rientra nella sua cittadina di Viggiano. La venerata icona, in piazza Papa Giovanni XXIII, è stata accolta da uno stupendo raggio di sole che ha illuminato la folla copiosa di pellegrini, che erano ben lieti di partecipare, in maniera composta e devota, alla solenne liturgia eucaristica presieduta dall’Arcivescovo metropolita di Potenza Sua Ecc.za Monsignor Salvatore Ligorio. Hanno concelebrato l’Arcivescovo di Matera, Monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo, l’Arcivescovo emerito di Potenza, Sua Ecc.za Monsignor Agostino Superbo, e l’Arcivescovo emerito di Cagliari, Sua Ecc.za Monsignor Giuseppe Mani, già ordinario militare e rettore del Seminario Romano Maggiore in Roma. Hanno concelebrato, altresì, tantissimi sacerdoti provenienti da varie comunità. Il parroco e rettore del santuario, don Paolo D’Ambrosio, ha salutato gli eccellentissimi vescovi, i sacerdoti, le tante autorità religiose, civili e militari, nonché l’innumerevole folla del popolo santo di Dio, che con stupendi cinti votivi, stendardi, bandiere e gonfaloni, accompagnati da suoni e canti devozionali, aveva raggiunto la piazza trasformata, per l’occasione, in una enorme cattedrale, in un tripudio di gioia e di fede fervide e profonde. Facendo riferimento alla bolla di papa Paolo IV del 1965 “Salve gentis lucanae regina”, il rettore ha richiamato la bellezza del patrocinio della maternità di Maria, quale segno di speranza in un mondo segnato da paure e incertezze. Elogiando la compostezza della folla orante, ha sottolineato l’importanza della testimonianza di fede nella vita del singolo cristiano, come nella vita del pastore. Anche Monsignor Ligorio, nella sua omelia, partendo dalla lettura del Vangelo di Giovanni 19, ha evidenziato come la festa di Viggiano è la festa della maternità rassicurante di Maria, che diventa un faro di luce e di speranza, in una realtà sociale caratterizzata da povertà, difficoltà, ingiustizie… Il lasciarsi abbracciare dalla croce quale segno del grido dell’uomo sofferente, ma anche dell’amore di Dio che dona dignità alla persona umana… la ricerca della verità attraverso una fede concreta, capace di comprendere e interpretare a fondo la complessa realtà, di farsi carico della salvaguardia dell’ambiente, di valorizzare le risorse energetiche, di favorire la giustizia sociale nella creazione e distribuzione del lavoro, quale fonte di sussistenza e di dignità, di significativa promozione dell’individuo. Il presule ha concluso auspicando una programmazione del futuro fatta di servizio, che permetta di uscire dalla tentazione dell’interesse privato, e una comunicazione fatta di parole, usate con prudenza e mai come pietre che rischiano di lasciare dolorosi segni indelebili. Al termine della solenne celebrazione liturgica, l’Arcivescovo Ligorio, a nome del santuario e come segno della carità già ripetuto da vari anni, ha consegnato un assegno di 1.000,00, ai rappresentanti dell’UNITALSI di Palazzo San Gervasio, quale associazione che nell’anno si è distinta nella solidarietà per l’accoglienza dei Migranti. Dopo la solenne benedizione apostolica, fra il tripudio di folla e le autorità presenti, la venerata immagine della Madonna è stata riportata sul sagrato della basilica, dov’è è rimasta esposta alla devozione dei fedeli fino alla mezzanotte. Accompagnata dalle note della banda è stata, poi, traslata in basilica, e la giornata si è conclusa con la recita della supplica e la silenziosa buona notte che ogni presente ha lasciato alla Mamma celeste.

don Michele Palumbo

LE PAROLE DELL’ARCIVESCOVO

“Là dove i figli si stringono attorno alla madre, lì c’è la casa e la festa”. E’ uno dei passaggi dell’omelia che l’Arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsiconuovo S. E. Mons. Salvatore Ligorio. Nel suo messaggio ha voluto sottolineare che: “la festa è il momento in cui la Chiesa si sente investita di responsabilità nell’essere sale della terrà e voce del mondo per non lasciare al buio la comunità”. E richiamando il brano della Visitazione a Elisabetta, sottolinea tre verbi che dovrebbero essere guida per ogni cristiano. “Maria esce di casa, scende in strada per farsi pellegrina e servire il prossimo”. Da questo passo emergono alcune caratteristiche dell’amore di Dio che “non si impone, ma si offre” e “viene incontro donando la Verità”. “Chiediamo alla Madonna – ha aggiunto l’Arcivescovo – il coraggio della Verità” che porta l’uomo a individuare i mali del mondo come: “illegalità, immoralità, disoccupazione, inquinamento e il vizio del gioco che getta sul lastrico tante nostre famiglie”. “Impariamo pertanto dalla Madre Celeste – ha aggiunto – a saperla riconoscere per imparare a progettare un mondo migliore”. Come? “Nel dare  valore alle parole e nel servizio”. “Le parole – ha ripreso Mons. Ligorio – possono creare incomprensione. Pertanto siano pane e non pietre” e ogni credente sia animato “dallo spirito di servizio” mediante il quale si arginano le urgenze della povertà e si estirpa ogni parvenza di tornaconto”. Rivolgendosi ai numerosi fedeli presenti, l’Arcivescovo ha concluso con una preghiera. “Dalla Madonna del Sacro Monte lasciamoci condurre per mano al Signore, l’unico che può rinnovare la gioia della festa della vita”. E rivolgendosi a ciascuno dei presenti, ha concluso: “Ama la Verità, sappi valorizzare il dono della comunicazione, fa’ tuo lo spirito di servizio”.

 

 

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