Arcidiocesi

  • on 20 settembre 2018

SPECIALE CONVEGNO DIOCESANO

22 settembre

«Tutto è importante, solo il Signore è essenziale». Questo uno dei passaggi centrale dell’intervento con il quale l’arcivescovo, monsignor Salvatore Ligorio, ha concluso i tra giorni di convegno diocesano davanti a pi più di 400 partecipanti che si sono ritrovati per l’ultimo appuntamento nella chiesa della parrocchia “Maria Immacolata” di Tito Scalo. La maggior parte degli intervenuti, catechisti e operatori pastorali, al termine dell’incontro, ha ricevuto il mandato catechistico (leggi qui il saluto del direttore dell’ufficio catechistico diocesano, don Mario Gioia) per il nuovo anno pastorale. Il coro diocesano “Laetitia” ha animato con sei canti la Liturgia della Parola, nel corso della quale monsignor Ligorio ha celebrato il rito con il quale il mandato è stato affidato.

MATERIALI

Relazione conclusiva dell’Arcivescovo
Omelia per il mandato ai catechisti

21 settembre

20 settembre

“Vita Cristiana e testimonianza della Fede. La pietà popolare: ricerca naturale della divinità o espressione della vita teologale del popolo di Dio?” E’ questo il tema del prossimo Convegno Diocesano che da oggi e si terrà nell’Auditorium Cecilia di Tito (il 20 e il 21) e la parrocchia Maria Immacolata di Tito Scalo nella giornata conclusiva. I relatori saranno S.E. Mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio e don Francesco Zaccara, professore di teologia pastorale presso la Facoltà Teologica Pugliese. L’arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsiconuovo S. E. Mons. Salvatore Ligorio nella sua relazione introduttiva (scarica il file qui o nella sezione “materiali” in basso) ha spiegato il perché e il senso di un convegno sulla pietà popolare ricordando i tanti fedeli che ogni anno affollano le solenni processioni in diocesi. Due su tutte: quella dedicata alla Madonna di Viggiano e quella per il patrono della città di Potenza, San Gerardo. Per l’Arcivescovo la pietà popolare intesa come “lo schiudersi della memoria di un popolo” più che un problema, può rappresentare una risorsa per la Chiesa proprio in questi tempi. «Se la teologia e il magistero ci insegnano ciò che crediamo, infatti, – ha continuato – la pietà popolare può aiutare ad esprimere il come crediamo. Forse comprendiamo meglio perché papa Francesco ami ripetere che se voglio sapere cosa credere devo interrogare il teologo ma se voglio conoscere come farlo devo interrogare il popolo di Dio. Non a caso egli stesso ha affermato che la teologia nasce anzitutto in ginocchio arrivando a pregare pensando e a pensare pregando». E ha concluso: «L’esperienza cristiana non è mai ideologica se è vero che trova una sua originalità non negoziabile nello stupore per l’incontro con Gesù Cristo, nel meravigliarsi della persona di Gesù Cristo. E questo il nostro popolo lo mantiene, e lo manifesta nella pietà popolare». La parola è poi passata al vescovo di Piacenza, mons. Gianni Ambrosio. Il prelato ha esordito partendo dal «legame molto stretto tra la fede e la vita e la vita e la fede, passa anche attraverso papa Francesco che ci invita a considerare tutto l’uomo e tutti gli uomini, nell’unico mistero e nell’unico cammino. Questa una chiave di lettura per cogliere l’ispirazione dello Spirito Santo che dà vita. Solo nello Spirito Santo sappiamo dire grazie cogliendo una vita autenticamente illuminata». Il vescovo di Piacenza ha ripreso poi citando la “Gaudete ed exultate”. «Lo Spirito Santo riversa santità dappertutto nel Santo popolo fedele di Dio. Dio volle costituire e costituirci popolo. Il Papa parla della ‘mistica’ dell’incontro con la Comunione, nel volto del fratello. Gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione ci fanno essere sempre connessi e sempre scollegati. L’autentica fede del Dio fatto carne è inseparabile dal dono di sé». «La fede vera – ha ripreso – è quella che viene dalla vita. La vita vera è quella che viene dalla fede. Se vogliamo davvero vivere il mistero di Dio, da cogliere nella sua interezza, nel suo progetto messianico, non dobbiamo tanto intrecciare vite, ma riconoscere le vite stesse, abituare quelle vite. La fede è ascolto, la fede è obbedienza, la fede è vita. Dall’amore concreto tra fratello e sorella riconosceranno che siamo suoi discepoli. Vita e fede non solo sono realtà che si richiamano, am realtà che si offrono a noi nella loro intimità. Sì, accolgo la vita e riconosco che la vita è davvero opera di Dio. Siamo invitati alla conversione, col cuore già presente in molti, con la mente più difficile per tutti». E ha aggiunto: «Un tempo i cristiani, prima di diventare tali erano indicati come “quelli della Via”, una Via che è Cristo, ma che dà quel senso del viandante, del pellegrino, del precario, che non ha un’etichetta statica, ma prevede un camminare, un essere dinamico, un percorrere insieme che conduce alla Meta».
Secondo monsignor Ambrosio: «fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con Dio. Vedendo il volto del prossimo, vediamo una scintilla del volto di Cristo e, dunque, una scintilla del volto del Padre. Ciò che tu sei e ciò che tu diventi dipende dall’incontro con Dio e dall’incontro con l’altro, accogliere l’altro ci dona un cammino illuminato. Ci sono fasi nella vita personale nella quale non avvertiamo la sete, invecchiando non percepiamo il desiderio di sete, abbiamo sete ma non abbiamo lo stimolo. A livello spirituale per riscoprire la sete di Dio, probabilmente potremmo ricominciare dal disconnetterci dal mondo informatico, per connetterci con Dio, con l’uomo. Prendete in mano il vangelo di Giovanni, quando ci racconta la sete di Gesù. C’è un bisogno vitale di sete, che ci porta alla verità che attesta come chi non ha desiderio di sete muoia». Da questo ha aggiunto: «dobbiamo essere capaci di avere sete di fraternità. La fraternità, ci dice papa Francesco deve essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata, testimoniata, tutto ciò è possibile se davvero quell’incontro è entrato nella nostra vita. Educare, far crescere è cercare un di più, noi quel di più l’abbiamo?, lo coltiviamo? Camminate nella carità, camminate nell’amore, solo camminando possiamo trovare Dio». E ha concluso: «Non soffermiamoci sui confini, concentriamoci su come vivere ogni giorno autenticamente l’amore, possibile solo con lo sguardo fisso su Dio».   

MATERIALI

Relazione introduttiva di S. E. Mons. Salvatore Ligorio
Il Programma
La lettera ai parroci dell’Arcivescovo

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