Arcidiocesi

  • on 15 ottobre 2018

PEREGRINATIO MARIAE: L’OMELIA DELL’ARCIVESCOVO A MATERA

Eccellenza Reverendissima,

grazie di cuore per questa esperienza di comunione tra le Chiese delle due Città Capoluogo della nostra amata Regione. Da tempo la Chiesa materana aveva messo in conto di ospitare la Peregrinatio della Madonna di Viggiano ma, evidentemente, i tempi non erano ancora maturi. La Provvidenza di Dio, però, ha permesso che ciò accadesse in questo anno vigiliare di due importanti eventi per le due Città e per le rispettive Chiese: Matera si appresta a breve a vivere l’importante riconoscimento di Capitale europea della cultura, Potenza, invece, si accinge a celebrare il IX Centenario della morte del suo Patrono San Gerardo Vescovo. Abbiamo voluto questo felice scambio di presidenza delle celebrazioni di accoglienza della Venerata Immagine di Maria di Viggiano, proprio a significare l’unità delle Chiese e l’unità del popolo lucano che si riconosce unico popolo sotto la guida della Regina delle Genti Lucane. Al di là delle differenze culturali o geografiche, Maria ci unisce chiedendoci di riconoscerci figli del Padre del Signore Nostro Gesù Cristo. Saluto con gratitudine per la sua presenza Mons. Scandiffio. Saluto il Capitolo della Cattedrale, il Rettore del Santuario di Viggiano, don Paolo D’Ambrosio, i sacerdoti di questa Chiesa diocesana a me tanto cara, i sacerdoti convenuti dalle diocesi viciniori, i religiosi, i diaconi, le religiose, i seminaristi. Saluto, inoltre, le autorità civili e militari che presenziano a questa celebrazione. Saluto con particolare affetto il santo popolo di Dio accorso così numeroso all’invito che la Madre di Dio gli ha rivolto. Anche se i cammini di ognuno di noi portano su sentieri diversi, l’essere qui stasera così numerosi attesta che quando la Madre chiama, i figli rispondono con prontezza e generosità. “Che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. È la domanda che a noi consegna la liturgia di questa domenica. È la domanda che vogliamo porre a Maria stessa. Quanti siamo qui portiamo senz’altro nel cuore attese, desideri, speranze. Tutti vorremmo tornare a casa con una parola rivolta a noi personalmente. Tuttavia, prima ancora che una risposta sul da farsi, Maria ci ripete: “Lasciati amare”. L’evangelista Marco racconta che Gesù fissò lo sguardo sul giovane ricco e “lo amò”. La vita cristiana, infatti, prima ancora che un impegno, prima ancora che una serie di cose da fare è un lasciarsi guardare con occhi di predilezione da Dio stesso, il quale mai ritira la sua offerta di amore, neppure quando gli voltiamo le spalle. Come non riconoscere un particolare riflesso dello sguardo di Dio negli occhi carichi di tenerezza di questa Venerata Immagine di Maria? La causa di tanta nostra tristezza non è anzitutto nella mancanza di questo o di quello ma nel non accogliere l’amore di Dio per noi. Chi fa del denaro il suo scopo, della ricchezza il suo obiettivo e del potere il suo stile non può accogliere l’amore perché è già sazio, è chiuso nella sua autosufficienza. Il denaro, la ricchezza, il potere, infatti, promettono ciò che, però, non sono in grado di mantenere. Chi vive per queste cose è sazio, sì, ma non contento. Non è, forse, questo il dramma della nostra generazione, satura di cose eppure annoiata perché priva del senso da dare alla vita? La causa di tanta nostra tristezza è nel non riuscire ad accumulare per noi stessi. Maria, invece, ci ricorda che la gioia vera nasce solo nella disponibilità a fare di se stessi un dono d’amore per altri. Lasciare i suoi progetti per accogliere quelli del Signore, è stata l’occasione perché il Signore compisse in lei quei prodigi che la rendono beata in eterno. L’unica vera certezza di non mancare di nulla ci viene dall’avere donato. Sta qui la sfida anche per noi: accettare qualcosa che ci appaghi per un momento o accogliere ciò che può far sì che i nostri nomi siano scritti nel libro della vita per sempre? Cosa scelgo: l’attimo o l’eterno, il fugace o ciò che resta per sempre, i beni o il Bene? Fermiamoci davanti a questo sguardo di luce e sentiamo rivolta a noi tutta l’attenzione e la premura di Dio stesso che ci visita. Quegli occhi mi ricordano che non sono mai un estraneo, sono figlio e figlio amato, voluto, benedetto! Quegli occhi mi attestano che in ciascuno di noi c’è qualcosa di buono e se ancora non riusciamo a portarlo alla luce è perché qualcos’altro lo sta soffocando proprio come era accaduto al giovane ricco la cui speranza era soffocata dai suoi beni. “Che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Chiede l’uomo del vangelo. “Fate quello che vi dirà”. È la risposta di Maria. La vita eterna, la vita in pienezza la si ottiene solo nella misura in cui si compie ciò che il Figlio di Dio chiede a noi. Non c’è altra strada. Anche se a volte ciò che il Signore chiede ci appare incomprensibile, Egli sa bene ciò che fa e ciò che chiede. Solo chi vive in obbedienza disarmata alla Parola, sperimenta che Cristo ha sempre ragione e che con Lui non si può perdere ma solo guadagnare. “Fate quello che vi dirà”. La prima cosa da fare è credere, fidarsi, affidarsi. A Cana di Galilea sarà proprio la fiducia senza limiti di Maria a vincere Gesù e ad affrettare l’ora della sua manifestazione. È solo la nostra fede la realtà che ancora oggi è in grado di vincere il mondo ed è lo spazio perché Dio compia in noi i prodigi del suo amore. “Fate quello che vi dirà”: è la parola che Maria rivolge alle nostre Chiese chiamate a perseguire non uno stile da battitori liberi ma cammini di comunione sotto la guida dei propri pastori. “Fate quello che vi dirà”: è la parola rivolta a noi pastori. Si tratta dell’invito a riscoprire la bellezza della nostra vocazione senza lasciarci sedurre dalla logica della nostalgia o del rimpianto. È un invito a più generose partenze. “Fate quello che vi dirà”: è la parola rivolta ai responsabili della cosa pubblica chiamati a tutelare non gli interessi del singolo, anzitutto, ma la cura e l’attenzione per il bene di tutti. “Fate quello che vi dirà”: è la parola rivolta alle famiglie perché siano luoghi di comunione e di reciproco sostegno. “Fate quello che vi dirà”: è la parola rivolta a chi è avanti negli anni o è segnato dalla malattia. Anche questa stagione ha una sua fecondità ed è quella di testimoniare ciò per cui vale la pena spendere la propria esistenza. “Fate quello che vi dirà”: è la parola rivolta ai giovani. Non abbiate paura di fare vostra la misura alta del vangelo, non accontentatevi di un tirare avanti alla giornata che soddisfa nel momento ma lascia un amaro senso di vuoto. “Fate quello che vi dirà”. Fidati, ci ripete Maria! Non aver paura, non dubitare, guarda ciò che il Signore ha già compiuto e ancora continua a compiere, fa memoria dei segni che ha già donato alla tua vita! Non è sufficiente una generica fede nella vita. Maria ci attesta che è necessaria, invece, una vita nella fede. “Che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. “Fate quello che vi dirà”.

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