Arcidiocesi

  • on 10 settembre 2018

GIOVANI ALLA RICERCA DELLA VERA FELICITA’

Prendersi cura dei giovani non è un compito facoltativo per la Chiesa. È quanto vi è scritto nell’Instrumentum laboris in vista del Sinodo sui giovani del prossimo ottobre 2018.

L’esperienza dei cammini fatti questa estate ha realizzato quello che il papa da tempo ci chiede: essere una chiesa in uscita. I giovani che hanno fatto il cammino sono usciti dalle loro tane, dalle loro abitudini, dalle loro prigioni culturali (nelle quali ci chiudiamo anche noi adulti) e hanno incontrato un mondo fatto di relazioni serene e vere. Hanno sperimentato di persona cosa è la fatica del camminare, la sofferenza dei piedi stanchi, la necessità di bere e la bellezza di essere accolti con affetto e fede.

La giovinezza è un tempo di sperimentazione, di alti e bassi, di alternanza tra speranza e paura e di tensione tra aspetti positivi e negativi, in cui ci si affacciano tutte insieme aspetti nuovi della vita e cioè le dimensioni affettive, sessuali, intellettuali, spirituali, corporee, relazionali, sociali.

Nella società di oggi siamo alle prese con il fenomeno delle fake news, ossia della diffusione incontrollabile di notizie false attraverso i mezzi di comunicazione (digitali e non solo) e della crescente difficoltà a distinguerle da quelle vere. Nel dibattito social, la verità e la forza dell’argomentazione sembrano aver perso la capacità di persuasione. Per questo è stato coniato il termine “post-verità”. «nei social network e nei media digitali non esiste alcuna verità oggettiva».

Come proclamare nel mondo della post-verità, che Cristo è la Verità?

La risposta ce la da la Sacra Scrittura. In linea con la tradizione biblica, è bene riconoscere che la verità ha una base relazionale: l’essere umano scopre la verità nel momento in cui la sperimenta. Questa verità va testimoniata e praticata e non solo argomentata.

Ma c’è anche un altro problema oggi: spesso i giovani tendono a separare i loro comportamenti on-line da quelli off-line. Le relazioni on-line superano quelle off-line, ma sono più semplici, sono meno impegnative e possono diventare anche disumane. Gli spazi digitali ci rendono ciechi alla fragilità dell’altro.

Prima della Santa Messa celebrata in Santuario, i giovani presenti hanno ascoltato le testimonianze di 4 ragazzi che hanno fatto il cammino questa estate e abbiamo anche visto un video durante il quale c’erano 3 domande. Nel pomeriggio, con un gioco abbiamo cercato di rispondere ad una di esse e cioè: COSA MI MANCA PER ESSERE FELICE?

È la domanda che vogliamo porci prima del Sinodo dei vescovi sui giovani ed è stata anche l’intenzione di preghiera durante la celebrazione eucaristica per tutti i nostri giovani.

don Carmine

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