Il Vangelo della Domenica

XV DEL TEMPO ORDINARIO

 (Dt 30,10-14; Col 1,15-20; Lc 10,25-37)
Oltre se stessi…

Mai più avrebbe immaginato, l’esperto conoscitore della legge, che alla sua domanda Gesù rispondesse con un’ulteriore domanda, tanto da veder rimescolate le carte e ritrovarsi, egli che era andato per incastrarlo, a dover venire allo scoperto senza più giustificazioni. Sempre così: quando ti trovi di fronte alla verità fatta persona non può non venir fuori, sebbene senza svergognarti, quali trame nasconde il tuo cuore.

Accade eccome di porsi domande sui massimi sistemi convinti di poter tirare diritto senza farsi mettere in discussione da nulla e da nessuno. Era accaduto anche quel giorno.

Accade eccome di pensare che la responsabilità circa eventi e situazioni sia sempre da caricare su qualcun altro e di avere tutte le più valide motivazioni per poterla far franca riguardo ad un eventuale coinvolgimento. Era accaduto anche quel giorno.

Accade eccome di credere che ci siano situazioni che vadano lasciate al loro corso, mica ci si può far carico di tutto nella vita? Era accaduto anche quel giorno. 

Quel tale di cui Gesù narra nella parabola, magari se l’era cercata, magari aveva ricevuto solo ciò che meritava perché non era migliore di chi lo aveva pestato, magari era meglio lasciarlo perire. Quando qualcosa scombussola programmi e percorsi, i magari e i ma si sprecano e le attenuanti a nostro favore diventano interminabili.

Fino a che punto, d’altronde, sono chiamato a lasciarmi interpellare da ciò con cui mi interfaccio? Non è forse più opportuno, talvolta, tenersi alla larga da quanto potrebbe compromettermi oltre il previsto?

Erano queste le domande dello scriba a cui Gesù risponde narrando di un non ben identificato disgraziato a cui qualcuno aveva tentato di togliere la vita. Sebbene accanto a lui siano passate persone abituate ad avere il nome di Dio sulle labbra, proprio quella situazione aveva reso manifesto che quel nome non aveva affatto toccato il loro cuore, tanto è vero che passarono oltre. Ora se c’è una caratteristica propria del nostro Dio è appunto il non passar oltre, il lasciarsi stringere il cuore da tutto ciò che incrocia i suoi passi. Come spiegare altrimenti il mistero della redenzione del mondo e l’incarnazione del Figlio di Dio se non per un cuore che freme di compassione, di misericordia?

Stranamente, ad aver dimestichezza col mestiere di Dio, non già gli addetti al culto ma un uomo che per la sua condizione non poteva nemmanco pensare di mettere piede al tempio, eretico qual era ritenuto. Questo tale compie l’esercizio più difficile: andare oltre se stesso. Non è forse vero che a farci tirar dritto talvolta è la nostra presunta superiorità e il nostro non voler avere grane? Se il levita e il sacerdote vanno oltre il ferito, il samaritano riesce ad andare oltre il proprio status, oltre il proprio bisogno di non contrarre impurità, oltre il suo stesso essere uno straniero, oltre se stesso, appunto. C’è un oltre da varcare se vogliamo che qualcosa cambi nelle nostre relazioni? Qual è questo mio oltre? Il mio orgoglio, il mio non voler perdere la faccia, la mia superficialità, il mio perbenismo? Quale?

Non è un caso che alla domanda dello scriba circa l’identità del prossimo, Gesù risponda con due domande: “Che cosa è scritto nella Legge? Come leggi?”. A far la differenza, talvolta, non è il “che cosa” ma il “come”. Sul “che cosa” ci si può anche trovare d’accordo (e, infatti, così è allorquando lo scriba cita i comandamenti), il problema resta il “come”: il “come”, infatti, interpella la persona in quanto tale e perciò non tutti rispondono allo stesso modo come testimoniano i tre che si trovano di fronte alla medesima situazione. Tu “come leggi”?

Finché lo scriba non riuscirà a mettersi lui stesso nei panni del malcapitato per riconoscere che sulla strada che porta dalla città di Dio (Gerusalemme) allo sprofondo in cui abita l’uomo (Gerico), a salvarlo non è stata né la Legge né il culto ma quello che egli riteneva un eretico, Gesù appunto, Dio resterà solo un oggetto di studio e non il modello a cui ispirarsi per vivere relazioni rinnovate. 

Finché non avrà scoperto il vero volto di Dio che egli crede di conoscere, non potrà scoprire il vero volto del prossimo. Sulle sue labbra, la parola amore che pure ha usato a menadito, resterà ancora un concetto vuoto e perciò solo un tema di discussione.

La via d’uscita è solo il riconoscimento grato della immensa misericordia a noi usata da dio nelle forme più disparate quando tutto avrebbe consigliato di non compromettersi con noi, con me.

[/vc_column]
NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!