Il Vangelo della Domenica

V TEMPO ORDINARIO

(Is 6,1-2a.3-8; 1Cor 15,1-11; Lc 5,1-11)
La questione di fiducia…

Davvero singolare l’immagine con cui si apre la pagina evangelica di questa domenica: un popolo che si accalca, non già per brandire chissà quale patrimonio o bene di consumo quanto piuttosto per non restare privo di una parola altra rispetto alle solite cui era abituato.

La folla faceva ressa per ascoltare la parola di Dio: una splendida immagine di chiesa quella di non voler perdere nessuna delle parole che Gesù proferiva. A motivo di quella calca Gesù è costretto persino a prendere le distanze dalla folla per poter meglio parlare. Mi chiedo se e per che cosa si continui a far ressa nelle nostre chiese. Sappiamo da altre testimonianze evangeliche che il desiderio di ascoltare Gesù porterà quella folla persino a sfidare il deserto e la fame pur di seguirlo. Cosa aveva di tanto diverso quella parola sulle labbra di quell’uomo se, più tardi, su quella parola – e solo su quella parola – un uomo accetterà di andare contro ogni criterio di buon senso?

Una folla che fa ressa e poi, quasi defilato, come sullo sfondo, il povero Pietro alle prese con problemi ben più seri dello stare ad ascoltare uno che certo parlava bene ma che poco aveva a che spartire con i suoi crucci. Non gli interessava certo quel parlare, immediatamente. Egli avrebbe voluto senza dubbio ripiegare in un privato in cui non ammettere nessuno se non la memoria risentita di una pesca infruttuosa e di una notte trascorsa invano. E invece… qualcuno a cui sembra stare a cuore quella sua delusione, gli chiede la disponibilità della sua barca per poter meglio parlare alla gente. E fin qui poteva anche starci: probabilmente Pietro avrebbe tardato il suo rientro a casa ma nulla di più. Ma subito dopo non è più la disponibilità di una barca ad essere richiesta quanto la sua stessa fiducia: prendi il largo… E mentre osava fidarsi di quella parola neppure immaginava che a casa non avrebbe mai più fatto ritorno e che gli sarebbe costata la vita e che quella fiducia accordata avrebbe avuto un’eco i cui frutti siamo anche tutti noi, nati appunto da quel conto aperto tra Pietro e Gesù.

A ben pensarci, quella di Gesù a Pietro è una proposta azzardata: gli chiede di smettere di usare i gesti usati abitualmente e di compierne uno che non ha alcuna garanzia.

Smettere i gesti usati: credo sia quanto proponga ancora oggi. Uscire dalla sicurezza del proprio mestiere, del proprio modo di pensare, di vedere, di sentire. Provare ad accostare il reale non secondo le solite prospettive. Ci sono giorni in cui non c’è religione che tenga, cultura che tenga, educazione che tenga, preparazione che tenga: tutto questo non basta per attraversare il guado che ci sta dinanzi. Solo un filo sottile a volte ci separa dalla vergogna o dalla follia. A salvarci potrà essere non un espediente in più ma l’umile confessione della nostra impotenza e scoprire che l’esperienza cristiana non ha niente a che vedere con l’eroe epico o con le statue di Fidia. La proposta del vangelo è affidata a deboli che si lasciano fortificare da Dio, inquieti che si lasciano placare da lui, vendicativi a cui Dio ha insegnato il perdono.

Oltre il pregiudizio: in fondo, a ben pensarci, la proposta fatta ad un pescatore viene da un carpentiere. E tuttavia Pietro accoglie l’invito. Pietro va oltre le apparenze e pur confessando la sua delusione e il suo fallimento per non essere stato all’altezza del compito affidato, non si lascia bloccare dalla sua preoccupazione e perciò intuisce che la riuscita della sua esistenza non è più nella giusta amministrazione delle sue capacità, ma nell’aver aperto un credito di fiducia ad una parola che a tutta prima ha dell’inverosimile, dal momento che non si pesca di giorno e, ancor più, là dove poco prima non si è preso niente.

Prendi il largo, vai dove l’acqua è profonda. Abbi la forza di partire. Fidati di Dio. La prospettiva che dischiude per noi il vangelo è sempre quella di spazi aperti, di profondità insospettate. Non è perché stiamo ascoltando altre parole che forse continuiamo a stare ormeggiati alla riva?

Prendi il largo, ossia, prova a pensare un po’ più in grande la tua vita uscendo da quella logica del particulare che rischia di risucchiarti e di farti soffocare, via da ogni meschinità e angustia.

Prendi il largo, ovvero, permetti che il tuo orgoglio sia ferito. Non temere che ciò accada. Fino a quel giorno Pietro avrà avuto senz’altro una buona opinione di sé, poteva contare sulle sue abilità, ma quel giorno, quell’incontro, lo aveva messo a nudo, gli aveva rivelato tutta la sua debolezza e lui non aveva esitato a gridare: allontanati da me che sono un peccatore

Sulla tua parola… ecco quanto basta a Pietro. Quella parola non è mai uno specchio per le allodole, è parola di tenerezza per i malati, di perdono per chi ha sbagliato, di beatitudine per chi attraversa la fatica della vita, di consolazione per chi ha perduto la speranza.

Sulla tua parola… senza altre sicurezze. Sarà quello che spingerà lo stesso Francesco d’Assisi a non desiderare altro se non il vangelo e un vangelo senza commenti.

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