Arcidiocesi

  • on 21 Febbraio 2019

LETTERA ALL’AZIONE CATTOLICA DIOCESANA

Buongiorno a tutti!!!

Pensare a una breve comunicazione mensile, come strada su cui incrociare e coordinare indicazioni e orientamenti nazionali con quelli diocesani, nonché favorire un maggiore coordinamento delle realtà associative parrocchiali di AC sparse sul nostro territorio diocesano, anche come risposta a esigenze e sensibilità intercettate nel corso degli incontri formativi, ci è sembrata, nel collegio assistenti di AC e nel confronto con l’Arcivescovo, il Presbiterio e la Presidenza Diocesana, una buona ragione per cominciare. Speriamo nello stesso tempo in tal modo di fornire anche stimoli e piste per possibili approfondimenti negli incontri parrocchiali.

Il 150o anniversario dell’AC e il relativo incontro con il Papa e l’assistente generale, Mons Sigismondi, non possono non costituire il punto di partenza di questo nostro viaggio, offrendoci un’occasione preziosissima per verificare il nostro cammino alla luce delle indicazioni magisteriali.

Cito testualmente: “Fare memoria di un lungo itinerario di vita aiuta a rendersi consapevoli di essere popolo che cammina […]. Si tratta della storia di un popolo formato da uomini e donne di ogni età e condizione, che hanno scommesso sul desiderio di vivere insieme l’incontro con il Signore: piccoli e grandi, laici e pastori, insieme, indipendentemente dalla posizione sociale, dalla preparazione culturale, dal luogo di provenienza. […]. Oggi come ieri siete chiamati a proseguire la vostra peculiare vocazione mettendovi a servizio delle diocesi, attorno ai Vescovi – sempre -, e nelle parrocchie – sempre -, là dove la Chiesa abita in mezzo alle persone – sempre. La parrocchia non è una struttura caduca! -, perché «è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 28). Questo è vero però solo se la parrocchia non si chiude in sé stessa, se anche l’Azione Cattolica che vive in parrocchia non si chiude in sé stessa, ma aiuta la parrocchia perché rimanga «in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi» (ibid.). Cari soci di Azione Cattolica, ogni vostra iniziativa, ogni proposta, ogni cammino sia esperienza missionaria, destinata all’evangelizzazione, non all’autoconservazione. […]”. Come ci ricorda Papa Francesco nella EG il tempo prevale sugli spazi, non si tratta dunque di spazi da occupare o confini da difendere, ma di processi da avviare, una generatività da riscoprire, vivere e contagiare.

Il vostro appartenere alla diocesi e alla parrocchia si incarni lungo le strade delle città, dei quartieri e dei paesi, […], attraverso il servizio dell’evangelizzazione, della carità, dell’impegno politico, attraverso  anche la passione educativa e la partecipazione al confronto culturale. Allargate il vostro cuore per allargare il cuore delle vostre parrocchie. «Nessuno può sentirsi esonerato dalla preoccupazione per i poveri e per la giustizia sociale» (ibid., 201)”.

Avere una bella storia alle spalle non serve per camminare con gli occhi all’indietro, non serve per guardarsi allo specchio, non serve per mettersi comodi in poltrona! Non dimenticare questo: non camminare con gli occhi all’indietro, farete uno schianto! Non guardarsi allo specchio! In tanti siamo brutti, meglio non guardarsi! E non mettersi comodi in poltrona, questo ingrassa e fa male al colesterolo!” Ogni nostalgia o “sogno anacronistico di restaurazione”, diventa ostacolo alla profezia, ostacolo alla missione di annunciare e inculturare il Vangelo in un mondo cambiato e che cambia. Né possiamo solo riempirci la bocca delle glorie passate, dell’impegno feriale di uomini e donne laici fatto di coraggio e volontà, facendoci forti di racconti che non sono la nostra vita, perché anche noi come loro siamo chiamati a incarnare la santità oggi, vincendo la tentazione di tirare i remi in barca e vivere semplicemente per i nostri comodi, cercando e vivendo una fede rassicurante che non si scomoda e non ci scomoda, una fede “da salotto”. Siamo fortemente consapevoli di essere cristiani per identità e non a ore o per occasioni e che la nostra identità coincide con la nostra missione come ci ricorda papa Francesco “ Io sono una missione” (EG 273); “l’essere cristiano non è una specie di abito da vestire in privato o in particolari occasioni, ma è qualcosa di vivo e totalizzante”.

Un tale impegno chiaramente non s’improvvisa; rimane, piuttosto, l’obiettivo a cui deve tendere un lungo e assiduo cammino di formazione intellettuale e morale, in cui aiutati dalla grazia lavoriamo insieme per conseguire una sempre maggiore “maturità umana e spirituale, capace di lettura dei segni dei tempi, di affinità con le intenzioni della Chiesa e, soprattutto, di uno stile di comunicazione fraterna, di ascolto umile e parola franca, che faccia emergere come principio educativo la spiritualità della comunione e come criterio orientativo la logica della convergenza.

Vi saluto caramente, buon lavoro.
Ricordiamoci reciprocamente nella preghiera.

 

L’Assistente unitario
Don Giuseppe Ferraiuolo

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